Sessualità taoista. Respirare, sentire, tornare al centro
Quando pensiamo alla sessualità è facile che la mente vada immediatamente all’atto sessuale meccanico, al desiderio, al piacere. Nella visione taoista, però, la sessualità occupa uno spazio molto più ampio e riguarda il modo in cui entriamo in relazione con il nostro corpo, con le sensazioni, con l’energia, con noi stessi e con l’altra persona.
La Medicina Cinese osserva la persona nel suo insieme. Si interessa al modo in cui respiriamo, al nostro stato fisico, alla digestione, al sonno, all’umore, alle emozioni e ai cambiamenti che attraversiamo durante la vita. In questa visione anche la sessualità appartiene pienamente all’esperienza della persona, non è qualcosa di separato dal resto del corpo e della vita.
La sessualità taoista nasce all’interno di questo sguardo più ampio. Non riguarda soltanto ciò che accade durante un rapporto, ma anche il rapporto che abbiamo con il respiro, con il piacere, con l’attenzione, con le emozioni e con quella che, nel linguaggio della tradizione, viene chiamata energia sessuale. Più che un insieme di tecniche, può essere considerata un percorso di coltivazione della persona. È un modo di imparare progressivamente a conoscere ciò che accade dentro di noi e a stare in relazione con questa esperienza con maggiore presenza.
Imparare ad ascoltare prima ancora di fare
Una delle caratteristiche che trovo più interessanti della sessualità taoista è che molte delle pratiche di base iniziano molto lontano da ciò che comunemente immaginiamo quando sentiamo parlare di sessualità.
Si comincia dal respiro.
Dalla capacità di percepire il proprio corpo.
Dal rilassamento.
Dall’attenzione.
Dal riconoscere ciò che sta accadendo dentro di noi senza avere immediatamente bisogno di modificarlo.
Nei testi taoisti a cui faccio spesso riferimento troviamo esercizi di respirazione, pratiche di centratura, di ascolto corporeo e di consapevolezza. Alcuni esercizi sono comuni all’uomo e alla donna, mentre altri diventano progressivamente più specifici. Prima delle pratiche più propriamente sessuali, il percorso costruisce quindi una vera e propria educazione alla presenza. Respirazione addominale, attenzione, rilassamento, percezione del corpo e pratiche contemplative costituiscono alcune delle fondamenta sulle quali viene costruito il lavoro successivo.
Questo permette già di guardare alla sessualità da una prospettiva diversa. Prima di imparare a incontrare l’altro, impariamo un po’ di più a incontrare noi stessi. Impariamo a osservare il nostro ritmo, a riconoscere quando ci irrigidiamo, quando acceleriamo, quando perdiamo il contatto con ciò che sentiamo e quando, invece, riusciamo a rimanere presenti.
Il respiro come ponte
Il respiro occupa un posto particolare perché accompagna continuamente i nostri cambiamenti. Quando cambia il nostro stato interiore cambia spesso anche il modo in cui respiriamo. Allo stesso tempo possiamo utilizzare consapevolmente il respiro per ritrovare presenza, ascoltare meglio il corpo e tornare verso il nostro centro.
Nella pratica taoista il respiro non serve semplicemente a rilassarsi. Diventa un ponte fra attenzione e corpo. Respirare più consapevolmente permette di accorgersi delle tensioni, percepire il ventre, riconoscere le sensazioni e accompagnare ciò che si muove dentro di noi senza necessariamente inseguirlo.
Anche il rilassamento assume quindi un significato particolare. Essere presenti non significa irrigidirsi o cercare di controllare ogni cosa. Significa sviluppare la capacità di sentire rimanendo morbidi, mantenendo il contatto con ciò che accade. Attenzione, intenzione, respiro e rilassamento iniziano così a lavorare insieme.
Questa capacità, coltivata individualmente, diventerà preziosa anche nell’incontro con l’altra persona.

Qì 氣 ed energia sessuale
A questo punto entriamo più profondamente nel linguaggio della Medicina Cinese e del Tao 道.
Il termine qì 氣 viene spesso tradotto con la parola energia, anche se nessuna singola parola italiana riesce a restituirne completamente il significato. Nel pensiero taoista il qì 氣 appartiene al movimento della vita e può essere osservato nelle sue trasformazioni, nella sua circolazione, nella sua concentrazione e nella sua dispersione.
L’energia sessuale viene considerata una manifestazione particolarmente intensa dell’energia vitale. Non appartiene quindi soltanto agli organi sessuali e non compare esclusivamente durante l’atto sessuale. È qualcosa che può essere percepito, coltivato, trasformato e fatto circolare.
Le sensazioni attraverso cui una persona può riconoscerne il movimento vengono descritte in modi differenti, come calore, pulsazione, vibrazione, pressione, formicolio o senso di flusso. Ognuno può percepire il corpo in maniera diversa e uno degli aspetti importanti del percorso è proprio quello di non forzare l’esperienza.
Il lavoro parte dall’attenzione. Dove si trova la nostra consapevolezza? Che cosa stiamo sentendo? Siamo ancora presenti nel corpo mentre qualcosa dentro di noi cambia? La sessualità comincia così a diventare anche un terreno di conoscenza di sé.
Far circolare e tornare al centro
Quando si sente parlare di pratiche sessuali taoiste rimane a volte soltanto l’immagine dell’energia che viene fatta salire lungo il corpo. In realtà il movimento descritto dalla tradizione è molto più completo. L’energia può essere generata, trasformata e fatta circolare, ma deve anche poter ritornare verso il centro.
Le pratiche comprendono infatti il movimento, la circolazione, la discesa e la raccolta nell’addome. Quando viene percepito un eccesso, il sistema contempla anche la possibilità di lasciarlo defluire verso terra. Il ritorno non rappresenta quindi una fase secondaria, ma appartiene pienamente alla logica del percorso.
È una parte che trovo particolarmente bella. Non si tratta soltanto di aumentare l’intensità di un’esperienza, ma anche di imparare a contenerla e a rimanere presenti mentre la attraversiamo.
Non soltanto muovere, ma raccogliere.
Non soltanto espandersi, ma tornare.
Centratura e radicamento acquistano così un significato molto concreto. Significano imparare a non perdere il contatto con se stessi anche quando ciò che stiamo vivendo diventa intenso, mantenendo la possibilità di tornare al corpo, al respiro e al proprio centro.
Prima l’individuo, poi l’incontro
Molte di queste pratiche vengono apprese individualmente. Non perché il lavoro individuale sia considerato più importante della relazione. Ma perché ascoltare contemporaneamente se stessi e un’altra persona è molto più complesso.
Prima posso imparare a riconoscere il mio respiro, le tensioni, il ritmo, le sensazioni, ciò che mi apre e ciò che mi chiude. Posso esercitarmi a essere più presente, a osservare senza giudicare immediatamente quello che accade e a tornare verso il centro quando mi accorgo di essermene allontanato.
Quando queste capacità vengono portate nell’incontro, la pratica cambia. Ora non esiste soltanto il mio ritmo, esiste anche quello dell’altra persona. Non esistono soltanto le mie sensazioni e i miei tempi. Bisogna ascoltare, comunicare, adattarsi e riconoscere che il desiderio delle due persone non procede necessariamente nello stesso modo. Nei testi taoisti il lavoro individuale diventa quindi una preparazione all’incontro, non un’alternativa ad esso.
Si incontrano così due persone che hanno imparato un po’ di più ad ascoltare, osservare e riconoscere ciò che avviene dentro di loro. Due persone che non arrivano all’incontro soltanto con un desiderio, ma anche con una maggiore capacità di presenza.
Energia sessuale, vitalità e creatività
Se allarghiamo ancora lo sguardo comprendiamo perché, nella visione taoista, la sessualità non venga confinata al momento dell’incontro sessuale. L’energia sessuale appartiene alla vitalità della persona e quella stessa vitalità può esprimersi in molti modi nella nostra esperienza quotidiana.
Può diventare presenza.
Relazione.
Iniziativa.
Espressione.
Creatività.
Coltivare l’energia sessuale non significa quindi semplicemente cercare più piacere. Significa imparare a riconoscere una forza vitale, percepirne i movimenti e domandarsi quale direzione le stiamo dando. Una vitalità che viene ascoltata e coltivata può trovare espressione nel modo in cui entriamo nelle relazioni, nel desiderio di creare qualcosa, nell’iniziativa, nell’apertura verso la vita e nella capacità di essere presenti in ciò che facciamo.
In questo senso la sessualità taoista amplia profondamente la parola sessualità. Non la riduce al momento del rapporto, ma la inserisce in una visione più grande della persona, del suo corpo, delle sue emozioni e della sua energia.
Dal desiderio al cuore
Procedendo nel percorso, la sessualità taoista non rimane confinata neppure alla relazione fra piacere ed energia. Nei livelli più avanzati entrano sempre più chiaramente il cuore, l’amore, la qualità delle emozioni e la compassione. Il desiderio non viene necessariamente contrapposto a queste dimensioni, ma può progressivamente entrare in relazione con esse.
È un altro elemento che rende questa visione della sessualità molto più ampia di quanto potremmo immaginare inizialmente. Il percorso parte dal corpo e dal respiro, attraversa la capacità di percepire e di muovere l’energia, insegna a raccogliersi e a ritornare al centro, poi porta tutto questo nell’incontro con l’altra persona.
La prima pratica della sessualità taoista può cominciare proprio da qui, respirare, sentire e imparare ogni volta a tornare al centro.
Fonti essenziali
Mantak Chia, Douglas Abrams, The Multi-Orgasmic Man.
Mantak Chia, Rachel Carlton Abrams, The Multi-Orgasmic Woman.
Mantak Chia, Maneewan Chia, Douglas Abrams, Rachel Carlton Abrams, The Multi-Orgasmic Couple.
