Respirare il bosco

Vivo in bassa Val Chisone, a circa 580 metri di altitudine, vicino ai boschi, circondato dall’indescrivibile bellezza delle Alpi Cozie. Quasi ogni giorno cammino lungo i sentieri che partono da casa e salgono verso la montagna. Se ho poco tempo arrivo intorno ai 900 metri; quando posso concedermi una passeggiata più lunga continuo a salire, fino a raggiungere i 1200-1250 metri.

Camminando in salita, ad un certo punto il paesaggio cambia.

Dai circa mille metri di quota in poi, il bosco inizia progressivamente a trasformarsi. Le conifere (larici, pini, abeti…) diventano sempre più presenti e cambia il profumo dell’aria. È difficile descrivere a parole quello che provo quando inizio a sentire l’odore delle loro resine.

Ne sono follemente innamorato.

Quel profumo mi restituisce una gioia di stare al mondo che faccio fatica a spiegare. Non è soltanto un profumo gradevole. È una sensazione che coinvolge il corpo, il respiro, la memoria, l’umore. Attraversando quotidianamente quei luoghi, giorno dopo giorno, il bosco entra nell’anima, nelle ossa, nella muscolatura ed entra a far parte di te.

Credo che esista una differenza profonda tra visitare un bosco occasionalmente e frequentarlo con continuità. Quando torni negli stessi luoghi, con il passare delle settimane, impari a riconoscere come cambia la luce, quando compaiono certi profumi, come suona il terreno sotto i piedi, quali alberi incontri lungo un determinato sentiero. Non sei più soltanto qualcuno che attraversa il bosco, inizi ad avere una vera e propria relazione con quel luogo.

Oltre ad essere inguaribilmente romantico quando parlo dei boschi, amo fare ricerca in campo biologico-scientifico e la biologia ci mostra che questa relazione non appartiene soltanto alla sfera romantica ed emotiva.

Quando il bosco incontra il nostro organismo

Da alcuni decenni diversi ricercatori hanno iniziato ad osservare che cosa accade nell’organismo umano sia durante sia dopo una permanenza in ambiente forestale.

Una parte degli studi si è concentrata sulle cellule Natural Killer (o cellule NK o NK cells o semplicemente NK).

Le NK appartengono al sistema immunitario e partecipano ai meccanismi di immunosorveglianza. Sono capaci di riconoscere e distruggere cellule infettate da virus e cellule che hanno subito trasformazioni anomale, come avviene nel caso delle cellule tumorali.

Sono cellule importantissime per il nostro sistema immunitario.

In alcuni piccoli studi condotti in Giappone, soggiorni di alcuni giorni in ambiente forestale sono stati associati ad un aumento dell’attività delle cellule NK, del loro numero e della presenza di altre molecole coinvolte nella funzione citotossica, come perforina, granzimi e granulisina (ma non preoccupatevi dei nomi).

Uno degli esperimenti più interessanti confrontò negli stessi partecipanti un soggiorno in foresta con un soggiorno in città. Durante l’esperienza forestale vennero osservati cambiamenti nei parametri legati alle cellule NK che non comparvero durante la permanenza urbana. Nello stesso studio diminuì anche l’adrenalina urinaria (quindi anche lo stress).

Gli studi hanno misurato attività cellulare e diversi biomarcatori. Questi studi rivelano qualcosa di interessante. L’ambiente nel quale ci troviamo è associato a vari cambiamenti misurabili nella nostra fisiologia.

L’aria del bosco non è soltanto aria

È qui che torno a quel profumo di resina che tanto amo.

Tra le possibili componenti di questa relazione ci sono i composti organici volatili biogenici (o BVOC), molecole naturalmente rilasciate nell’aria dalle piante. Nella letteratura dedicata agli ambienti forestali vengono spesso indicati anche con il termine fitoncidi (ma, anche qui, non preoccupatevi dei nomi).

Fra queste molecole troviamo diversi monoterpeni, tra cui α-pinene, β-pinene, limonene, camphene e altri composti volatili.

Sono nomi che possono sembrare lontani dalla nostra vita quotidiana, eppure non lo sono affatto. Molti di questi monoterpeni sono gli stessi composti benefici che ritroviamo negli oli essenziali di alta qualità che molti di noi acquistano. L’α-pinene e il β-pinene contribuiscono, per esempio, agli aromi resinosi caratteristici di molte conifere, mentre il limonene è una delle molecole più tipiche degli agrumi.

Nel bosco, però, non arrivano da un flacone. Sono lì, nell’aria, prodotti ininterrottamente dagli alberi stessi in forma totalmente gratuita.

Ciò che cerchiamo concentrato in molti oli essenziali è già presente negli ecosistemi vegetali da cui quelle stesse molecole provengono. Una passeggiata nel bosco ci immerge quindi in un ambiente chimicamente vivo, costruito continuamente e direttamente dagli organismi che lo abitano.

Nel 2015 alcuni ricercatori hanno osservato proprio questo passaggio. Dopo sessanta minuti di cammino in una foresta di conifere, la concentrazione di α-pinene nel sangue dei partecipanti risultò aumentata. Provate a pensare dopo quattro o cinque ore di cammino.

È un dato che trovo straordinariamente evocativo.

Quel profumo che percepiamo respirando tra gli alberi non rimane semplicemente fuori di noi. Diverse molecole presenti nell’aria forestale vengono assorbite ed entrano a far parte del nostro organismo.

Il bosco è molto più di una molecola

Ridurre tutto questo ai fitoncidi significherebbe però perdere proprio la parte più bella.

Quando entriamo in un bosco cambiano contemporaneamente la luce, il paesaggio, i suoni, gli odori, la temperatura, l’umidità, il terreno sotto i piedi, la qualità dell’attenzione e il modo in cui ci muoviamo nello spazio.

Alcuni studi che hanno osservato modificazioni delle cellule NK hanno registrato contemporaneamente una diminuzione delle catecolamine urinarie (ormoni che il corpo elimina attraverso l’urina, prodotti dalle ghiandole surrenali e dal sistema nervoso in risposta a stress fisici o emotivi). Quindi stress, sistema nervoso e sistema immunitario partecipano allo stesso quadro biologico.

È proprio questo l’aspetto più interessante.

La foresta non è una sostanza da isolare, è un ecosistema nel quale migliaia di organismi modificano continuamente l’ambiente attraverso molecole, umidità, temperatura, luce, suoni e relazioni biologiche.

Noi entriamo all’interno di tutto questo.

Respiriamo quell’aria, camminiamo su quel terreno, ascoltiamo quei suoni, vediamo quella luce filtrare attraverso le chiome. Il nostro sistema nervoso riceve informazioni, il nostro respiro cambia, il corpo si muove e diverse molecole prodotte dagli alberi entrano materialmente in relazione con noi.

In Giappone questa immersione nell’ambiente forestale è stata chiamata shinrin-yoku. In Occidente invece si è diffusa soprattutto con l’espressione forest bathing, bagno nella foresta. La formalizzazione moderna di questa pratica risale ai primi anni Ottanta.

Ma, al di là del nome, esiste qualcosa di molto più antico. Esiste un essere umano che entra in un bosco e torna, almeno per un po’, dentro un ambiente nel quale la nostra specie ha trascorso una parte enorme della propria storia.

Io continuo a salire lungo quei sentieri senza pensare alle cellule NK, all’α-pinene o alle catecolamine. Ci vado perché quel bosco mi fa stare bene, perché amo il silenzio che non è mai davvero silenzio, perché aspetto il tratto in cui inizia la presenza delle conifere e l’aria cambia profumo.

Poi, sapere che la biologia sta iniziando a mostrarci quanto profonda possa essere la relazione fra quell’ambiente e il nostro organismo, rende tutto ancora più affascinante.

Non toglie poesia al bosco.
Semmai, gliene aggiunge.

Quindi, in base a ciò che oggi già conosciamo e a tutto ciò che ancora non abbiamo compreso, preservare i nostri boschi diventa qualcosa di essenziale. Non sono soltanto paesaggi da ammirare o luoghi nei quali trascorrere il tempo libero, sono ecosistemi vivi, parte indispensabile dell’equilibrio da cui dipendono la nostra salute e la nostra stessa esistenza.

Proteggerli significa anche proteggere noi stessi, pur sapendo che infinite relazioni che ci uniscono a questi ambienti devono ancora essere scoperte.

Personalmente continuerei ad entrare nei boschi ogni giorno anche se non esistesse un solo studio scientifico capace di descrivere i possibili effetti sulla salute. Continuerei a farlo perché camminare per ore in un bosco è qualcosa di meravigliosamente bello.

È un’esperienza che va oltre le molecole, i biomarcatori e tutto ciò che possiamo misurare.

Per me è quasi come fare l’amore con la natura. Significa lasciarsi attraversare dai suoi profumi, dai suoi suoni, dalla sua luce, dal ritmo lento dei passi. Ho anche delle regole tutte mie quando entro nel bosco: telefono con la connessione internet rigorosamente disattivata, niente auricolari, niente musica. Tra me e il bosco non deve esserci nulla.

A volte, scherzando tra me e me su questa mia piccola regola, penso: «Faccio l’amore con il bosco senza precauzioni.»

Ci sono cose che possiamo studiare, misurare e comprendere. E poi ce ne sono altre che possiamo soltanto vivere.

Fonti essenziali

Li Q, Morimoto K, Kobayashi M, et al. Visiting a Forest, but Not a City, Increases Human Natural Killer Activity and Expression of Anti-Cancer Proteins. International Journal of Immunopathology and Pharmacology. 2008;21(1):117–127.

Li Q, Kobayashi M, Wakayama Y, et al. Effect of Phytoncide from Trees on Human Natural Killer Cell Function. International Journal of Immunopathology and Pharmacology. 2009;22(4):951–959.

Li Q. Effect of Forest Bathing Trips on Human Immune Function. Environmental Health and Preventive Medicine. 2010;15:9–17.

Sumitomo K, et al. Conifer-Derived Monoterpenes and Forest Walking. Mass Spectrometry. 2015;4:A0042.

Tsao TM, et al. Health Effects of a Forest Environment on Natural Killer Cells in Humans: an Observational Pilot Study. Oncotarget. 2018;9(23):16501–16511.

2 commenti su “Respirare il bosco. Che cosa accade dentro di noi quando camminiamo tra gli alberi?”

  1. Bellissime le sensazioni che descrivi, questo innamoramento, quando sei rapito da un albero come da un innamorato.
    Avevo letto di uno studio fatto in un reparto di medicina, dove avevano visto che un gruppo di malati guarivano prima di altri. Le loro camere avevano la vista sul giardino.
    Grazie Antonio per il tuo cuore e la tua scienza.

    1. Ciao Cristina, grazie di cuore per il tuo commento. Sono felice di essere riuscito a trasmetterti almeno una parte di ciò che provo.
      Per quanto riguarda lo studio che ricordi, potrebbe essere proprio quello che cita spesso Stefano Mancuso. Bellissimo.
      Un grande abbraccio
      Buon weekend

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